Popol Vuh

5 ottobre 2008

“La musica è il mezzo che mi aiuta ad avvicinarmi in modo realistico all’utopia”.
(Florian Fricke, 1944-2001)

Fricke nacque il 23 febbraio 1944 in una cittadina sul Lago di Costanza, e più precisamente a Lindau, sul confine austro-svizzero. Iniziò a suonare il pianoforte a sette anni e, dopo gli studi al Conservatorio di Friburgo, lavorò come critico musicale e cinematografico per la Süddeutsche Zeitung, Der Spiegel e la Neue Züricher Zeitung. Mentre si ingegnava a girare alcuni corto- e mediometraggi, divenne amico dell’allora aspirante regista Werner Herzog. Fricke partecipò al primo film ufficiale di Herzog, Segni di Vita (Lebenszeichen): come assistente tecnico e come attore, nel ruolo di un soldato che suona Chopin.

Di lui esistono poche fotografie, tanto era schivo. Una delle poche che fece inserire nelle copertine dei primi album lo ritrae durante un concerto in posa contemplativa.
E “contemplativa” è proprio l’aggettivo più adatto per descrivere la musica del gruppo formatosi intorno a questo notevole rappresentante della moderna avanguardia.

Il luogo era Monaco di Baviera e l’anno il 1969 quando, ad opera di Florian Fricke (tastiere), Holger Trülzsch (drums) e Frank Fiedler (sintetizzatore), nacquero i Popol Vuh. Fricke, appassionato di culture e religioni antiche, scelse come nome quello del libro sacro degli indiani Quiché del Guatemala.

[N.B.: c’è anche un gruppo progressive norvegese che scelse di chiamarsi così, e questa circostanza provocherà una certa confusione almeno fino al 1975, quando Florian Fricke minacciò di ricorrere a vie legali contro i “colleghi” nordeuropei. Questi altri Popol Vuh (autori, almeno ad inizio carriera, di un interessante rock psichedelico con influenze genesiane), riconobbero di essere “arrivati secondi” e si ribattezzarono Popol Ace.]

Amante della musica elettronica, Fricke fu uno dei primi a voler sfruttare le potenzialità del moog, che allora pochissimi possedevano non solo perché costava una fortuna ma anche perché assai ingombrante.

L’LP del debutto, Affenstunde, che i Popol Vuh pubblicarono nel 1971 per la Liberty (al tempo la label tedesca più progressiva – basti pensare che aveva sotto contratto Amon Düül II e CAN), consisteva in “Kosmische Musik” mista a percussioni etniche. A produrre l’album furono l’americano Gerhard Augustin (titolare della Liberty) con la moglie di Florian, Bettina, responsabile anche della maggior parte delle scelte grafiche nelle copertine dei dischi.
In Germania c’erano già diversi folletti siderali, tutti figli putativi di Karlheinz Stockhausen (Ash Ra Temple, Klaus Schultze, Tangerine Dream, i suddetti Amon Düül, e inoltre Jane, Neu!…), tuttavia i Popol Vuh si differenziavano per la componente misticheggiante. Se il loro tipo di musica rientrava nel Krautrock, ciò accadeva solo per via della locazione geografica. In realtà nel loro caso non si può parlare nemmeno di rock. Le sperimentazioni sonore dei Vuh sembrano scaturire da una cattedrale sotterranea; come Haydn in un concerto onirico di formiche tibetane.

Anche il secondo disco – In den Gärten Pharaos; per l’etichetta OHR-Pilz – ricorda perlopiù i Tangerine Dream dell’èra Alpha Centauri / Zeit (cosa che non deve sorprendere, dato che fu proprio Fricke a “presentare” il Moog III ai Tangerine, suonandolo come guest player in Zeit) o, come nota Piero Scaruffi, i Pink Floyd di A Saucerful of Secrets (soprattutto nel secondo dei due lunghi brani, “Vuh”, registrato nella cattedrale di Baumburg).

Subito dopo i suoni diventano più eterei, gli accordi celestiali, in un’unità di antico e moderno, di sacro e profano. Fricke rinuncia all’elettronica. “Non voglio usare il sintetizzatore per riprodurre la musica religiosa cristiana” spiegherà in un’intervista del 1972. “Pur tuttavia, la nostra non può essere definita ‘musica da chiesa’, a meno che non consideriate il corpo come un tempio sacro e le orecchie come porte”. Con lui ora collaborano il chitarrista/percussionista Daniel Fichelscher (ex Amon Düül II; Fischelscher parteciperà a oltre una dozzina di incisioni dei Popol Vuh) e la soprano coreana Djong Yun. Testi e suoni si ispirano non solo a passi della Bibbia e di altri testi sacri delle religioni mondiali, ma anche a visioni dei popoli dell’Himalaya e ai canti dei Curdi della regione dell’Eufrate.

La svolta minimalistica è segnata da Hosianna Mantra, a base di pianoforte (Fricke), violino (Fritz Sonnleitner), oboe (Robert Eliscu), chitarra (Conny Veit) e tamboura (Klaus Wiese). Come suggerisce il titolo, è un album in cui si fondano miti orientali e leggende cristiane.

Il successivo Seligpreisung (Kosmische Musik, 1973) approfondisce lo studio intorno alle possibilità dei mantra pur avvalendosi di estratti dal Vangelo di Matteo, condendo la formula con maggiore dinamismo e un tocco di psichedelia grazie agli assoli di Fichelscher.

Quindi è il turno di un’altra opera miliare a titolo Einsjäger & Siebenjäger (1974, per l’italiana PDU e per la tedesca Kosmische Musik), con veri e propri inni alla gioia (“King Minos”) e ambiziose composizioni bagnate nel lago di un progressive mai fine a se stesso (i venti minuti della traccia di chiusura che dà il titolo all’album).

Con il successivo Das Hohelied Salomos (United Artist, 1975) si mettono in musica alcuni dei Salmi del Re Salomone. E’ l’album in cui si registra il ritorno della soprano Yun. La proto-world-music di Fricke si inabissa nelle atmosfere di epoche e paesaggi remoti con l’ormai sperimentato connubio tra grandiosità wagneriana e momenti di raccoglimento meditativo (un rigore giustificato dalla sua passione per il medioevo e per il misticismo di origine soprattutto asiatica). In questo periodo il Nostro si decide a vendere il gigantesco e ormai inutilizzato moog modulare all’amico Klaus Schulze, che, come sappiamo, ne farà buon uso.

Il primo concerto all’estero dei Popol Vuh avviene a Milano nel 1976. E’ anche l’anno dell’uscita di Letzte Tage – Letzte Nächte (United Artists), con il quasi-pop ritmato della titletrack cantato da Renate Knaup degli Amon Düül II, e Yoga, registrazione di due jam sessions con musicisti indiani, pubblicata dall’italiana PDU dapprima illegalmente e poi ufficializzata (è riscontrabile infatti nel catalogo della band).

Dal 1978 il gruppo torna sotto la supervisione di uno dei loro primi scopritori, il produttore Augustin. Ma Fricke, già allora amareggiato nei confronti del mondo discografico, guadagna uno scampolo di indipendenza mettendosi a comporre colonne musicali insieme a Fiedler e intraprendendo con lui e altri amici fidati viaggi intorno al mondo.

Brüder Des Schattens, Söhne Des Lichts (Brain, 1978) sarà il punto di partenza per la realizzazione della colonna sonora del Nosferatu di Herzog. L’omonima suite d’apertura è forse uno degli episodi più ispirati e riassuntivi di tutta la discografia frickiana: paesaggi metafisici e spaziali vengono solcati dal pathos primordiale proprio di tutti gli umani. Il passo successivo è l’oscuro e, sì, depressivo Die Nacht Der SeeleTantric Songs (Brain, 1979), nel quale alcuni intravedono le prime stanchezze compositive dell’ensemble e del suo leader. Grazie alla magniloquenza delle cento voci della Corale dell’Opera Bavarese, Sei Still, Wisse Ich Bin (‘81, per la Innovative Communication di Schulze) fa sperare a un secondo decennio ricco di opere memorabili. Purtroppo il successivo Agape-Agape (Uniton, 1983) porgerà il fianco alle accuse di manierismo spirituale. Si tratta di composizioni indianeggianti poco brillanti, buone giusto per esercizi di yoga casalingo: insomma, proprio quella New Age che Fricke sconfessò fin dall’inizio. Spirit Of Peace (Cicada, 1985) e For You And Me (Milan, 1991) seguono la stessa linea. Sono dischi in tutti i sensi lenti, sia pure immersi in una certa solarità bucolica.

A metà degli Anni Novanta c’è un’impennata, una sorta di come back non privo di fascino, con City Raga, album che utilizza l’angelica voce di Maya Rose, un’esperta delle tecniche di respirazione originaria dello Yucatan.

A questo punto inizia l’èra della “modernizzazione”: nella musica dei Popol Vuh subentrano i suoni dell’universo techno, per via anche dell’apporto del nuovo componente, il tastierista Guido Hieronymus. Nel 1999 l’ultimo album: Messa di Orfeo (Spalax, 1999), risultato di uno spettacolo multimediale al festival d’Arte Contemporanea di Molfetta (Bari), con il recitato dell’attrice Guillermina De Gennaro e una serie di improvvisazioni d’atmosfera che inseguono utopiche estasi.

Il resto della discografia consiste in raccolte e in alcuni “mix” ad opera di Gerhard Augustin. Un posto di merito, in questa lista, occupano le colonne sonore per i film herzogiani.

Si parte con Aguirre, furore di Dio (il disco porta il titolo Aguirre; 1976, Cosmic Music), nel quale l’eternamente spiritato Klaus Kinski, “pallino” del regista bavarese, si cala in maniera naturale nell’identità di un caposoldato folle. Dopo è la volta del documentario La grande estasi dell’intagliatore Steiner, la cui colonna sonora non è mai stata ufficialmente pubblicata su CD. Vediamo indi un Florian che già mostra i segni dell’invecchiamento fisico apparire personalmente nella pellicola L’enigma di Kaspar Hauser, vestendo i panni di un pianista cieco in una lacerante interpretazione dell’Agnus Dei.

La collaborazione tra il regista e il compositore prosegue con Cuore di vetro (Herz aus Glas; 1976), Nosferatu (1978), lo stupendo Fitzcarraldo (1979), Cobra Verde (1990) e Grido di Pietra (Cerro Torre: Schrei aus Stein; 1991).
Tra queste, Nosferatu è sicuramente l’opera più riuscita per quanto riguarda la simbiosi tra le immagini del film e lo stupore estatico di una musica mai, per fortuna, didascalica.

Con la precoce morte di Florian Fricke avvenuta il 29 dicembre 2001 a causa di complicazioni dopo un infarto, termina la storia dei Popol Vuh; ma il seme delle loro idee prosegue a germogliare. Non è New Age; non è vera e propria World Music. “Chiamatela, se preferite, musica per lo spirito.”

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POPOL VUH – Discografia essenziale

1970 Affenstunde (Liberty, Ger)
1971 In den Gärten Pharaos (Pilz, Ger)
1972 Hosianna Mantra (Pilz, Ger)
1973 Seilegpreisung (Kosmische Musik, Ger)
1974 Einsjäger & Siebenjäger (Kosmische Musik, Ger)
1975 Das Hohelied Salomos (United Artists, Ger)
1976 Letze Tage – Letze Nächte (United Artists, Ger)
Yoga (PDU, Ita)
1979 Die Nacht Der Seele – Tantric Songs (Brain, Ger)
1981 Sei Still, Wisse Ich Bin (Innovative Communication, Ger)
1982 Agape–Agape (Uniton, Nor)
1985 Spirit Of Peace (Cicada, Nor)
1991 For You & Me (Milan, Fra)
1995 City Raga (Milan, Fra)
1997 Shepherd’s Symphony (Mystic Records, UK)
1998 Messa di Orfeo (Spalax, Fra)

Soundtracks, soundtrack-compilations

1974 Aguirre (OHR, Ger)
1976 Herz Aus Glas – Coeur De Verre (Brain, Ger)
1978 On The Way To a Little Way – Nosferatu (Egg, Fra)
Brüder Des Schattens – Söhne des Lichts (Nosferatu) (Brain, Ger)
1982 Fitzcarraldo (Pilz, Ger)
1987 Cobra Verde (Milan, Fra)
1993 Best of Popol Vuh – From Films of W.H. (Milan, Fra)
1994 Movie Music (Weltbild Verlag, Ger)
1996 Soundtracks from Werner Herzog (3 cd box) (Spalax, Fra)
2005 Coeur de Verre (SPV, USA)

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Una Risposta to “Popol Vuh”

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