(Nino Anastasi: Autoritratto, 1974)

Se cercate in Internet notizie sull’importante artista marchigiano Nino Anastasi, rimarrete delusi: troverete, invece, valanghe di notizie e immagini di William Anastasi (newyorkese, ricercatissimo da tante gallerie d’arte) e il blog in francese di un Nino Anastasi modista.
Dunque, come fonti d’informazioni sul “nostro” Anastasi sembrano esistere solo un vecchio volume (è del 1974) di Federico Bondi e questo più recente Anastasi – Il tormento dell’essere,  bel saggio-monografia, che racchiude diverse critiche e testimonianze, a cura di Roberta Lazzarini*.

Anastasi – Il tormento dell’essere

Edizioni Lìbrati, 2002

(disponibile su su Amazon.it)

Il volume inizia inizia con uno scritto di Antonio Isidoro dal titolo “L’artista e il suo tempo”, dove si racconta di come, dopo la Seconda Guerra Mondiale, Anastasi fosse tornato dal lager di prigionia tedesco e di come tale prova di dolore fosse stata per lui un ponte tra l’individuale e l’universale. Il pittore e scultore ascolano iniziò a confrontarsi con le domande più radicali sull’essere; troppo tragica l’esperienza del campo di concentramento perché l’arte, e l’esistenza stessa, potessero ancora risultare semplici contingenze innocenti. Le sue creazioni ora sono non più meri esercizi formali, ma diventano espressione esistenziale… “schegge di vita riversate in arte.”

 

Stefano Papetti indaga a fondo su questa “Memoria della sofferenza” in Anastasi, e scrive tra l’altro:
“Risalgono ai mesi della sua prigionia alcuni schizzi eseguiti con la matita copiativa su sottili e fragilissimi fogli di carta che compongono un album di grande suggestione.
Febbrilmente tracciati con la mano sicura, riproducono  delle istantanee della vita quotidiana del campo di concentramento…”
(E, più avanti:)
“Risultano così di tragica attualità le immagini dipinte dall’artista ascolano negli anni ’80; una serie di tele che ripropongono con lucidità fotografica le immagini di un bambolotto disarticolato, dalle membra scomposte, di volta in volta associate ad altri elementi macabri.”

Vincenzo Luciani, in “Un pittore di fronte all’essere del reale”, spiega il silenzio apparentemente introverso dell’uomo Anastasi:
“Ogni parola è di troppo. Per Nino era così vero che con il passar del tempo neppure titolava più i suoi lavori e quando lo faceva era quasi sempre volutamente criptico.”

E l’ex preside di liceo Alighiero Massimi ricorda:
“L’arte era certamente per lui la resa di un momento fantastico, mai però arbitraria e distruttiva sul versante del linguaggio. Il linguaggio infatti, anche se ha il sacrosanto diritto di rinnovarsi diacronicamente, deve pur sempre conservare la sua capacità di comunicazione attraverso la linea tersa del disegno. La poesia della pittura di Nino sta proprio in un lucido equilibrio, pudico ma al tempo stesso marcatamente programmatico, che trova nel linguaggio il suo più legittimo parametro e nell’accordo tra tecnica ed emozione la sua suprema sintesi.
La guerra disperse un po’ tutti, diradando conoscenze e differendo potenziali amicizie. Ad ogni modo, Nino non fu tra le persone da me frequentate prima dell’ottobre del 1964, quando, proveniente dal Liceo scientifico di San Benedetto del Tronto, passò ad occupare la cattedra di disegno e storia dell’arte presso il Liceo scientifico di Ascoli Piceno, di cui ero preside.
(…)
Come nella pratica della pittura così in quella dell’insegnamento, Nino seguì con passione e convinzione percorsi sperimentali. L’eccellente impostazione della sua cultura e la sua straordinaria sensibilità gli consentivano, in entrambi i versanti, di perseguire la ricerca, utilizzando gli strumenti più adeguati sia sul piano tecnico sia su quello ideativo.”

 

Altri scritti contenuti nel volume:
Lo storico Tito Marini ci presenta uno dei lati più interessanti dell’opera di Anastasi in “Il macchiettista”. E il libro contiene, oltre alle riproduzioni di dipinti, disegni, acqueforti, ecc., anche ricche note biografiche, un’antologia critica e un elenco di mostre.

 

 

 

 

 

 

*) Roberta Lazzarini è l’autrice del romanzo Il colore delle lacrime, su una donna colpita dal cancro; del romanzo Habanera, ambientato a Cuba ; nonché di diversi studi e saggi.

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