A proposito di Canachi e altri italiani all’estero: vi consiglio di leggere Precari Abroad, di Flavio Carlini.

Italiani in Inghilterra, in questo caso… Ma stesse problematiche, stessi pensieri… e analoghe situazioni dei nostri connazionali emigrati in Germania e in altri “paradisi lavorativi”.

 

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‘Precari Abroad’

Iscrivetevi alla Newsletter dell’autore per ottenere il racconto gratis in formato eBook. Dopo averlo letto, comunicate a Flavio Carlini cosa ne pensate del suo (amaro) resoconto londinese.

 

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         pensieroamargine.it/e-book/ <—–

3 capitoli gratis

12 giugno 2018

A questo link:

http://senzacolpoferire.blogspot.com/2018/06/tre-capitoli-da-doktor-wolf.html

online, gratis: tre capitoli da Doktor Wolf (un docuromanzo che racconta l’ascesa e la caduta di Hitler e del nazismo).

http://senzacolpoferire.blogspot.com/2018/06/tre-capitoli-da-doktor-wolf.html

#letteratura #storia #nazismo #germania #eBook

Prossimamente su Amazon Kindle.

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I Canachi, di Peter Patti.

Romanzo. Cover flessibile, 240 pagg., 11 €

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Storia d’amore e satira sociale a un tempo. Poesia della disperazione. Il cantico (macchiato di sugo) degli italiani all’estero.

Fuga di cervelli??? Beh, questione di punti di vista…

***

Estratto

***

(…) La donna.  Per una vaga analogia, gli ritorna in mente la prima di tutte le donne: la madre.

È vero che pensiamo a nostra madre nei momenti più strani. Mentre siamo a pranzo con i colleghi, l’occhio ci cade sul coperto della tavola e ci rinviene la tovaglia a fiori o a scacchi che ospitò le briciole dei nostri pasti dell’età scolastica e i cui colori assorbivano la luce finché, lo sguardo perduto, non avremmo saputo dire se fosse mattino o sera e se nostra madre cantasse per orgoglio di noi oppure per tenersi compagnia mentre lavava i piatti rammendava spolverava.

Noi non abbiamo mai capito nostra madre: ricambiamo con indolenza il suo affetto. Noi non arriveremo a capire mai la nostra compagna: copuliamo e… ridiamo. Oppure ci incazziamo per i suoi sbalzi di umore… per la sua pateofobia… le sue lune!

Ci ripetiamo che questi capricci non derivano altro che dalla quantità di estrogeni presenti nel suo sangue durante le varie fasi del ciclo. Ma se è così, da dove proviene il lunatismo di noi maschi? Quali maree, quali pianeti influiscono su di noi, convertendoci in orsi, in lupi mannari?

“Britte, Bri’, Gitte. E dovrei rinunciare a te per il miraggio di un Wolpertinger?“.

A questo punto, la vista schiarita e interamente compreso di sé, balza all’impiedi e si incammina con cieca sicurezza. Attraversa uno schieramento di faggi e, come se lo avesse saputo da sempre, ecco laggiù la sua macchinetta con i tipici fanali sporgenti. Avvia il motore e, con tutta la calma di questo mondo, ritorna alla rete di strade cui – ora lo sa – appartiene indissolubilmente.

 

 

VI

 

 

Come abbiamo visto, di pomeriggio era d’obbligo trascorrere almeno una mezz’oretta al Dolomiti.  Roland, i capelli radi e gli occhi tirati all’ingiù, di solito era impenetrabile e poco incline a sbilanciarsi; ma, quando il suo localino non era affollato, si sedeva al fianco di Marco e colloquiava completamente rilassato. A forza di frequentare italiani, il gelatiere tedesco aveva finito col padroneggiare la lingua tosca.

“Mezz’oretta” significa il tempo di bere una spremuta d’arance e scambiare qualche chiacchiera sul caldo, sull’andazzo delle cose nell’universo della ristorazione, sugli avvenimenti sportivi, sulla Crisi del Golfo.

«Roland, credi che scoppierà la guerra?».

«Che ne so, Marco. Scoppierà, non scoppierà… Noi siamo lontani, non può succederci niente.»

La guerra non ci tange, quindi possiamo comportarci da persone di mondo, sorseggiare la nostra bevanda e ostentare l’impassibilità degli esseri superiori. Ma se non altro dovremmo ammettere di aver avuto fortuna: il potersi rivestire di civismo, di maniere squisite, è, infatti, il più esorbitante dei lussi.

«Scoppierà, non scoppierà… Che ne so?».

Oltre ad arrecare morte e distruzione, le guerre segnano la nascita di individui costretti a compiere un passo a ritroso: dal Neolitico al Paleolitico, per così dire. Molti dei sopravvissuti non sono che cadaveri nuotanti in un mare di cadaveri. Tanti altri – i padri, i fratelli, i figli – sono stati deportati o eliminati da un cecchino, caduti sul campo o precipitati in un cratere. Loro, i sopravvissuti, vagolano come morti viventi. A casa le loro donne li piangono come vedove mentre sono costrette a concedersi ai militi delle truppe vittoriose. Le stagioni penseranno a fugare il ricordo, e un giorno degli zombie resterà solo il nome – ma neppure questo è certo. Dispersi per valli e monti nelle “zone franche”, oltre quelle che furono le trincee nemiche, nelle terre di nessuno, questi solitari si pascono di erba. Passaporto e uniforme sono ininfluenti, il loro nome è stato radiato dagli atti notarili.

Svuotati da ogni desiderio, si smarriscono in città sconosciute, dove un idioma straniero gli si infilza nella gola. Rimangono sordi al richiamo dei tamburi e nessuno gli offre un bicchiere di acqua quando hanno sete; figurarsi una spremuta d’arance!

Ma con Roland non si poteva parlare di queste cose. («Noi siamo al sicuro, qui. La tragedia non ci sfiora.») Da beneducati cittadini dell’Europa moderna, si intavolavano altri argomenti, argomenti che vertevano sostanzialmente sulla cerchia dei conoscenti: personaggi comuni, con una testa, due braccia e due gambe all’incirca come me e te. Al Dolomiti  si poteva parlare – e lo si faceva spesso, difatti – di locali.

Ogni volta che Marco passava in rassegna insieme a Roland la situazione dei locali della zona, la struttura del microcosmo in cui viveva gli appariva secondo la visuale dell’economista. Gli sembrava di scorgerli, questi proprietari di discoteche, birrerie e ristoranti, mentre a sera, nei periodi di baisse,  facevano la ronda sulle loro supercilindrate spiando i parcheggi dei concorrenti per vedere chi incassava di più, se si incassava, e capire come mai da una parte c’era il pieno di gente mentre dall’altra regnava il vuoto sbadigliante. Incontrandosi ai crocchi, fingevano di non vedersi, oppure si scambiavano un breve saluto attraverso il parabrezza. O, ancora più ipocritamente, frenavano, scendevano e si venivano incontro con un «Oh che combinazione!» e «Carissimo! Passavo di qua per caso», sorriso marca Actors’ Studio e mano tesa in avanti.

Anche Geppo e Giovanni, a turno, andavano in ricognizione. La storia di Traumfurt era, per certi versi, la storia dei locali di Traumfurt: un gioco laborioso di alleanze e di simpatia-antipatia. Su questo tema i due compari la sapevano lunga, almeno quanto Roland, e potevano narrare con copiosità di dettagli e accurati richiami cronologici.

Il Dolomiti  era un punto di ritrovo fermo. In mezzo a tutti, smilzo e con i baffetti appuntiti, Roland cuciva conversazioni, redimeva peccatori, smorzava liti, informava sul valore giornaliero del marco, illustrava probabili investimenti redditizi; spesso più a suoni gutturali che a parole compiute, e senza l’obbligo di facili tueggiamenti. Inoltre scambiava soldi, produceva caffè semplici o corretti, infilava una cannuccia, offriva una sigaretta… Era un palo di sostegno e stava costantemente all’erta per scoprire ciò che avrebbe potuto sostenere ancora. Riempiendo coni e coppette, puntellava con il pensiero muri fatiscenti. Al di sopra del tetto si allargava un cielo tipicamente teutonico, wagneriano addirittura; pronto a crollare da un momento all’altro. Ma adesso era parzialmente nuvolo: lo strato di bambagia ne avrebbe attutito la caduta.

Anche quel pomeriggio sciamarono nella gelateria le solite scolarette, subito attorniate dagli italici soggetti. Fumando e bevendo, le ninfe a scartamento ridotto (Gundi, Julia, Luzi…) si misero a chiacchierare di pillole e preservativi: un tema che era evidentemente ormai di dominio pubblico. Marco si chiese se avessero mai sentito parlare del metodo di Ogino-Knaus (che, nella bocca di Giovanni, diventava meravigliosamente “metodo di Vagina-Grass”). La “sua” Nicole era in mezzo alle altre, ma – prese nota lui, non senza soddisfazione – non era tra la più impertinenti.

Fece il suo ingresso Geppo, perpetua attrazione di Traumfurt e dintorni. Aveva parcheggiato davanti al Dolomiti  la sua Mercedes 200D che ormai cadeva a pezzi. A mò di saluto, tuonò di avere una gran fame. Buffo tipo di ristoratore! «La fine del porco è l’inizio del prosciutto», citò da Anonimo, prima di addentare un panino imbottito, una delle specialità del Dolomiti.

Poco dopo arrivò anche Giovanni, esile e distinto, sempre carico di vis comica e con un’ombra di camera da letto che gli segnava il volto smagrito. Trovato posto, lo chef de cassius  svuotò sul tavolo il contenuto di una borsettina di cuoio. Una pioggia di monete si riversò tra i posacenere, i pacchetti di sigarette, le bibite e i mazzi di chiavi. Marco ignorava che Giovanni si interessasse di numismatica, e quello gli spiegò che era una passione che aveva scoperto di recente. Per lui il valore reale dei reperti era irrilevante; ad affascinarlo erano le monete esotiche: più esotiche erano e più se le teneva care. Disse di averne già chieste al trasportatore di mattoni turco Alì Fuat, alla scostante camerierina dello Shangri-La,  allo slovacco insonnolito che faceva il portapiatti all’Alexis Zorbas  e a Dimitri, cuoco dell’Alexis Zorbas  che assomigliava al pupazzo semprimpiedi con cui si giocava da bambini. Con tutti gli stranieri che c’erano in giro, non ci voleva nulla a procurarsi esemplari insoliti! Il clou  della sua collezione era costituito da certe monetine giapponesi talmente leggere che, a lanciarle in aria in un giorno ventoso, si rischiava di non ritrovarle più.

Un piccolo pubblico si raccolse intorno al tavolo, ma Giovanni-Giacchettov non concesse a nessuno il tempo di lustrarsi gli occhi ai vari ducati e talenti, ai pezzi di rame e ai pezzi d’argento, alle patacche con sopra un’aquila o il profilo di un tiranno re: tornato a radunare il gregge di spiccioli, lo spinse dentro il sacchetto di cuoio. Poi si diede a girellare per la gelateria, domandando ai connazionali se fossero in possesso di un esemplare delle storiche cinquecento lire. Infine rimase a scherzare con le mocciose. Alle sue spalle, Roland gli promise di fargli recapitare una preziosa rarità: il cinque marchi d’argento degli anni Cinquanta – un semi-doblone. «Wow!», fece il vivace “caprino“, «vielen Dank.»  Ma già stava scambiando battute con le pubescenti tutte deodorante e risarelle, dimentico dell’altro suo passatempo.

***

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#eBook

‘I Canachi – Un romanzo storico’

Un romanzo sull’emigrazione italiana in Germania.

Su #eBook Kindle e in versione cartacea (copertina flessibile, 10 euro).

#eBook

 

#letteratura #romanzo #Germania #emigrare #emigranti #Italia #italiani

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… e l’inizio del PC!

Il 4 febbraio del 1991 il PC – Partito Comunista – cessava di esistere… per essere sostituito sempre più decisamente dal PC (Personal Computer)!

(Il XX congresso del PCI che si tenne a Rimini dal 31.1 al 4.2.1991 decretò la fine del più grande partito comunista occidentale)…

 

 

Leggi il seguito di questo post »

franc’O’brain è su “GoodReads!”

Vi troverete la lista dei titoli dei suoi libri.

horror 

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“Sborror” (TM) è un termine che indica una letteratura di stampo horror con elementi weird.

È il marchio di fabbrica di franc’O’brain, che fin dagli anni 90 si fa notare come cyberscrittore, traduttore dall’inglese e dal tedesco, romanziere splatter… ma anche autore serio (vedi il suo romanzo I Dolori di Cyberius).

 

Questo volume (Sangue, macerie & vanità) raccoglie alcuni racconti “sborror”. https://www.amazon.it/dp/1976949378/

sangue-macerie-vanita-cover

146 pagg. V.M. 18

8 eurini

Fiaba di fantascienza

3 gennaio 2018

… anche su cartaceo!

 

 

citta-dell-alfabeto-cover

Copertina flessibile, 143 pagg.

7 euro

 

 

Città dell’Alfabeto, cupa fiaba fantascientifica dell’autore de I Canachi, di Giona, dei thriller sulla reporter di colore Miriam, è di nuovo disponibile come volume stampato (new edition).

https://www.amazon.it/dp/1976792274

#PeterPatti #fantascienza #romanzo

metropoli-apocalisse-akira

 

All’inizio degli anni Novanta, Città dell’Alfabeto fu un racconto lungo pubblicato esclusivamente online. Venne dato alle stampe da un paio di editori indipendenti, divenne eBook e, col tempo, si arricchì di nuovi particolari, si ampliò, trovò nuovi estimatori… Oggi, nella sua versione definitiva, si presenta come il contenitore di una visione romanzata – tutt’altro che ottimista – sull’umanità e sul destino del nostro pianeta.

 

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Breve descrizione:

Alvo, il protagonista, è il cronista di una lotta per la sopravvivenza nella metropoli mondiale dove ha sempre vissuto e da dove non sembra esserci via di scampo. Quel luogo caotico è conosciuto come “Città dell’Alfabeto”; più esattamente: Alphabet City.

 

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Immagini tratte rispettivamente da: Akira, District 9 e I figli degli uomini.

 

 

 

 

 

giona-cover Amazon Kindle, eBook

 

È la storia di Giona, il classico amico di gioventù “sfigato” che, attraverso i versi, cerca di sopravvivere nella bolgia periferica di una città del Mezzogiorno.

Finché un giorno, insieme a “Scarabocchio” (un cane randagio che viene accolto nella sua confusionaria  famiglia), il giovane non si metterà finalmente in viaggio: verso il Nord, verso un’agognata indipendenza economica e… un sognato amore.

Gli riuscirà infine di riscattarsi, realizzarsi?

 

 

Giona, di Peter Patti.

Sottotitolo: “Un romanzo della Prima Repubblica”.

Amazon Kindle, EUR 2,50

Breve biografia

6 ottobre 2017

La pagina dell’autore –
peter patti su Amazon

https://www.amazon.com/Peter-Patti/e/B00J3HDEVI

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Settembre. Settemb. Sett. S.

23 settembre 2017

I dolori di Cyberius

franc’O’brain

romanzo

 

( )

 

 

 

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Per una panoramica di tutti i titoli di franc’O’brain su Amazon Kindle, clicca qui:

 

https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=franc%27O%27brain

 

#horror #fanstascienza #sf #musica

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Appena aperto il nuovo canale Telegram della

Skuro Connection!

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Editoria indipendente (digitale in primis) e links di interesse culturale.

 

Partecipate numerosi!

 

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Zero Connect

#eBook #romanzo

Pistoia. Un essere inqualificabile si aggira per la città. È il nipote di un celebre fisico italiano. Alla ricerca delle proprie radici… e del proprio sé contorto e corrotto. Finirà, durante le sue investigazioni, persino nelle zone dove agì il Mostro di Firenze…

 

Su Amazon Kindle (eBook)

Su CreateSpace (volume stampato)

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Peter Patti – i siti

27 aprile 2017

Su bplaced: http://peterpat.bplaced.net/

Wixsite: http://panovideo.wixsite.com/peter-patti

Linkedin: https://www.linkedin.com/groups/8432933

Facebook: https://www.facebook.com/groups/1424626911083994

skuro-con

 

 

                                                                                                                                                                 Collana unQuartino     su Amazon.it    (eBook Kindle)

 

 

*** Skuro Connection è un marchio registrato (franc’O’brain design projects, 2002-2022)

Il “nostro” Peter Parisius, che oltre a fare lo scrittore è un esperto gastronomo, ci assicura di non aver paura degli “esperimenti”… almeno a Natale!

 

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“Si chiama Gourmet, ma ce n’è di diverse marche… In Germania, il panettone va molto più del pandoro, in termini di vendite. Probabilmente perché amato dai nostri connazionali emigrati, che lo hanno fatto conoscere anche agli… indigeni. Ho voluto provare dunque questo Gourmet e… accipicchia! Davvero buono. Del resto, è fatto secondo la ricetta tradizionale.”

 

io-estrapolare  Lo scrittore-cuoco giramondo ha un proprio gruppo su Facebook dal nome ‘Ricette (by Peter Parisius)‘. Presso di noi ha pubblicato due brevi volumi che hanno a che fare con la psicologia applicata, non con la cucina. Il primo è Le sigarette sono nazi (per chi vuole smettere di fumare) e il secondo La vera piramide della felicità. Ambedue apparsi nella collana unQuartino.

 

Sua anche una fortunata mini-biografia su Leonard Cohen.

 

 

Ma sì, festeggiamo il Natale… Non si sa mai. Potrebbe essere l’ultimo.

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… sulla nostra pagina di Facebook!

Skuro Connection     thumb-up

21 ottobre 2016

= = = Là dietro… nelle città dalle quali provenivo… imperava la crisi. ‘Krise’! ‘Crisis’!… Un vocabolo terribile, in qualsiasi lingua lo si pronunci. Uomini e donne lottavano per riuscire a tirare avanti, per campare, per non crepare di morte sociale… e non sapevano quale fortuna in fondo avevano! Io, emigrando, mi ero ammalato. Era questa la verità. Mentre i miei connazionali cercavano di non affondare nella melma della palude nostrana, Marco alias Marcus, nella sua nuova patria, aveva ottenuto un lavoro pulito e ben retribuito e si era dato agli svaghi. Ignorando che un germe letale era attecchito in lui.
Era così. La mia battaglia finale – ‘Via Diaboli’ – era ugualmente vera, concreta, ma di gran lunga più dura, più definitiva di quella loro; in quanto sfociava nella metafisica. = = =

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https://www.amazon.it/Via-Diaboli-francObrain-ebook/dp/B01JBFLHOW

Un messaggio del grande franc’Obrain
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Prossimamente:

‘Via Diaboli’

Un fantasy moderno in versione eBook. Non lasciatevelo sfuggire! Visitate intanto la pagina dell’Autore e consultate la lista delle altre sue opere.

 

 

Via Diaboli: un giovanotto italiano emigrato in Germania apprende di dover morire. Gli danno la possibilità di poter prolungare la sua vita, sia pure di soli sette anni. Lui decide di affrontare il viaggio, che si rivela metafisico e durissimo…

 

 

Un libro divertente e triste a un tempo. Profondo ma anche lieve; lieve come il fruscio del cipressi in un autunno di morte.

 Eccolo !   La Skuro Connection procede abbastanza speditamente con la pubblicazione degli eBook (per Kindle) dei racconti di franc’O’brain

Il contenuto di

Antologia sborror vol. 2

(V.M. 18):

Fausta
I corvi bianchi
Hotel Biancaneve
La grande ora di Amok
Arachnolove
Le Gioconde di Gesù
Il colpo mancante
Fulvia
Ogni volta che la pubblicità
Steroid Killer
L’ultimo consulto
Spooky
Pholcus Phalangioides

                                                                                Pag. 666  (Note)

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In tutto sono in programma tre raccolte “sborror” ((C) franc’O’brain). Questa è la seconda, come sempre piena di elementi mortiferi che però non esaltano una presunta tanatofilia dell’autore, quanto il suo attaccamento alla vita. Suo e… dei suoi personaggi.

Come il primo, anche quello attuale è un tomo abbastanza corposo (135 pagg.), pieno di “storie” raccapriccianti, sanguinose… ma anche di casi umani – stravaganti, bizzarri, splatter, tutti all’ombra dell’Orrido, dello Spaventevole.

Di seguito, una recensione dal web:

… La verità è che in Italia, dagli Anni Settanta, non è cambiato proprio nulla. Se un tizio di allora tornasse a sfogliare i giornali e a seguire la televisione solo oggi, dopo trentacinque-quarant’anni, troverebbe nomi nuovi ma, essenzialmente, gli stessi problemi: disoccupazione inarrestabile, lentezza esasperante del mostro burocratico, ricchi ladri e tantissimi poveracci che si fanno la guerra tra di loro.

Meglio dunque prendersi una pausa dai quesiti attuali (verrà Berlusconi finalmente interdetto? il governo Letta si inchinerà al diktat dell’Europa o cercherà di risolvere i veri bisogni del Paese?…), che del resto servono soltanto ad avvelenarci maggiormente la vita; meglio spegnere la TV, chiudere  per un po’ le infide finestre d’informazione e leggere qualche buon libro. Anzi: qualche buon e-book.

La Skuro Connection ha realizzato per Kindle un’Antologia Sborror (per ora due volumi; ma in programma ce n’è un altro) che, in nuce, contiene tutti i vizi (delitti efferati ed eros; thanatos e follia quotidiana…) che sorprende per qualità di scrittura e per grado di entertainment. La parola “sborror” (TM) (marchio registrato!) è un’invenzione dell’autore di queste storie, franc’O’brain,  che con tale termine designa lo stile delle sue narrazioni.

Divertitevi! Divertiamoci! Rilassiamoci!

Un ritratto tra l’ironico e l’amaro degli Anni Ottanta

 

E’ un romanzo al di fuori dei generi e/o delle parodie dei generi. In ‘Villa Sunshine’ c’è tutto: l’alieno o il presunto tale che forse è in realtà “solo” un angelo caduto dal cielo; la musica progressiva e il pop più becero; un romantico medicus, un architetto visionario, un politichetto accusato di corruzione, una donna che aspetta invano il ritorno di colui che mai fu il suo legittimo sposo; le droghe… E la casa. Questa casa pomposamente ribattezzata “villa” che è l’allegoria stessa del decennio in cui è ambientata la vicenda: gli assurdi, maledetti e teneramente futuristici Anni Ottanta, quando i reality show non erano ancora stati inventati, i telefonini e i computer non erano ancora merce di massa e la ricerca genetica era limitata a rozzi esperimenti su cavie da laboratorio.

”The future is unwritten” sosteneva Joe Strummer: “Il futuro non è stato ancora scritto”… Eppure gli Anni Ottanta – il decennio di Ronald Reagan – sono stati una sorta di pietra angolare per quello che è il nostro presente. E’ come se qualcuno, o un gruppo di persone, avesse allora deciso di “spezzare le gambe” ai movimenti libertari, alla coscienza di classe, e allo Stato sociale, seminando panico, terrore e inaugurando – istituzionalizzandolo! – il concetto di “vita precaria”.

Dopo almeno trent’anni di creatività ad alti livelli (e perciò spesso “sovversiva”), ecco che con il sopraggiungere degli Anni Ottanta si ha il decadimento della musica, della letteratura e del cinema.

E anche per quanto riguarda la moda trattasi di un decennio a dir poco strano (!)…

Il romanzo Villa Sunshine  (ora su Amazon per Kindle), che racconta di quel periodo, ha un’ambientazione rigorosamente italiana, e più precisamente nord-italiana: si svolge infatti tra il Lago di Como e Milano, e a raccontare è Hermann Schmidt.

Ermanno, come lo chiamano gli amici, lavora in un istituto di ricerca genetica. Una sera, mentre fa la vivisezione di alcune cavie, viene sopraffatto dalla stanchezza e la mente gli gioca uno strano scherzo: nell’atmosfera tetra del suo laboratorio, egli si ritrova a rievocare il fantasma di Mara, la sua ragazza di una volta, “perduta” a un capriccio giovanile di lei o al carisma indecifrabile di un tale letteralmente piovuto dal cielo e che risponde al nome di Venceslao Pilleschi

All’apoteosi del suo solipsismo, il dottore si augura fortemente di rivedere la sua antica fiamma, che nel frattempo dev’essere una donna matura. Non solo: Hermann auspica persino di rincontrare l’individuo che gliel’ha soffiata… Perché quell’individuo, quel Vence, era anche suo amico, e l’amicizia ha un ruolo fondamentale nella sua vita (così come è fondamentale per tutti i personaggi che conosceremo in seguito).

Quello di Ermanno Schmidt non è solo un nostalgico desiderio, ma vera e propria precognizione. Per quanto lo riguarda, Hermann dà scontato che rivedrà presto entrambi (Mara e Venceslao), che li ritroverà… Semplicemente perché loro gli stanno mandando segnali telepatici, comunicandogli che vogliono farsi ritrovare.

A cavallo delle memorie di Hermann o Ermanno Schmidt, ci vediamo ricapultati a diversi anni prima, e più precisamente alla data dell’incontro della coppia Hermann-Mara con il misterioso Vence(slao) Pilleschi. L’atmosfera è quasi onirica; come nel ricordo di una mente stanca e confusa (quale in effetti è la mente del ricercatore genetico). L’incontro (quasi scontro) si svolge in circostanze surreali, ed è arricchito da elementi e fenomeni improbabili, simboleggianti i segni di una stravolgente svolta (geofisica, più che sociale) della Terra.

”Mi chiamo Venceslao Pilleschi”, si presenta lo sconosciuto – l’alieno – a lui e a Mara. 

Fin da subito, Venceslao/Vence si rivela essere un bambinone, completamente inadatto alla vita degli uomini; o, almeno, alla vita come essa è concepita nel paesino di provincia in cui vive la coppietta, che lo ha “adottato”. Ben presto, il biondo, irrequieto Vence si dice annoiato e decide di trasferirsi a Milano, dove – sorprendentemente – riesce a riscuotere successo in vari campi, imparando ad adattarsi in tanti ruoli; la sua specialità è di cambiare a piacimento maschere e costumi, parimenti a un attore mestierante. Ma anche nella metropoli la vita è dura, e Vence (che tra l’altro è mancino e inadeguato a svolgere la maggior parte dei lavori manuali) si vedrà costretto ad ammettere la debacle personale, per tornare infine al piccolo paese – presso i suoi tutori -, dove poter leccare le proprie ferite in santa pace. E lì, nella sperduta provincia dall’aura vagamente celtica, troverà consolazione nell’abbraccio della benevolente Mara… La ragazza è talmente innamorata di lui da abbandonare l’esterrefatto Hermann e sparire insieme all'”angelo biondo” risanato. Con il suo nuovo compagno, si inoltrerà nei meandri della grande città, mostruoso macchinario costruito apposta per inghiottire tante umane esistenze.

Da questo punto in poi, il romanzo diventa più realistico, più concreto. I contorni non sono più sfumati, e gli elementi architettonici (in Villa Sunshine l’architettura occupa una posizione predominante) sono costituiti da oggetti ben tangibili, da spazi e corpi riconoscibili. Siamo nell’oggi: 1980, 1981. Mara, ormai una donna non più giovanissima, sta di continuo in attesa che qualcuno le riporti indietro il “suo uomo”: Vence. In tutti questi anni, Vence è rimasto infatti – almeno in spirito – il bambinone di una volta, e, irresponsabile com’è, latita: anche perché schiavo delle droghe sintetiche (dunque, continuamente “in ruota”).

Attorno a Villa Sunshine (la casa in cui la coppia Mara-Vence si era illusa di poter fondare un nido d’amore) ruotano diversi personaggi, tutta gente che va verso la quarantina o l’ha già superata: lo sgangherato El Cato (un musicista rock dall’aspetto spagnoleggiante), un disastrato – e disonesto, bisogna aggiungere – uomo politico del Sud Italia, la sorella di Mara (un tempo reginetta di bellezza, oggi divenuta un’insopportabile matrona) e il marito di costei, che ha la passione dell’architettura. Proprio dall’architetto wannabé Mara deve sorbirsi valanghe di consigli sui cambiamenti che si potrebbero effettuare per migliorare esteticamente la villa… Ma lei è distratta, lei è interessata soltanto a un celere – quanto improbabile – ritorno del compagno. Si accorge di invecchiare, sente di star sciupando la propria vita, e a più riprese (a volte con tono lievemente isterico) esorta i frequentatori della sua dimora a riportargli indietro il suo “uomo-bambino”…

Per caso (o destino) sarà invece Hermann Schmidt, l’infelice dottorino di una volta, votatosi intanto al celibato, a “ripescare” Vence dai marciapiedi milanesi e a ricondurlo da Mara. Hermann Schmidt si vedrà pure messo nella situazione di dover indagare seriamente sulla vera provenienza di questo “idiota bello”, in quanto la ragione gli suggerisce che Vence non può essere né un Messo Celeste, né tantomeno un… marziano sperdutosi nel corso di una missione spaziale.

Il romanzo sfuma in un’atmosfera di cupa malinconia, con la scomparsa definitiva di un umano-troppo-umano Vence(slao) Pilleschi e con la sempre più decrepita Villa Sunshine piena di persone (“amici” di Vence, ma anche amici l’un l’altro) che non fanno che vegetare sognando dei bei tempi andati. “Bei” perché vissuti all’insegna di una pseudomilitanza politica o quantomeno ideologica sotto la guida di un Venceslao Pilleschi allora brillante. Il sospetto che si insinua nel lettore, in queste ultime pagine del romanzo, è che Villa Sunshine sia in realtà una casa di riposo per esistenze derelitte, e che Mara sia una sorta di infermiera che deve prendersi cura di loro.

Attraverso immagini metaforiche trasposte senza alcuna retorica, il romanzo vuole essere l’anamorfosi di un’Italia che riesce a mantenere la sua bellezza, la sua unicità, nonostante ogni turpitudine etica e sociale. È anche un romanzo “d’arte”, nel senso che, oltre che di architettura, vi si parla (attraverso le bocche dei vari personaggi) di musica, di pittura, e perfino di misteri archeologici.

VILLA SUNSHINE

Chi è l’uomo – anzi: l’essere – che afferma di chiamarsi Pilleschi Venceslao? Un angelo che ha perduto le ali? Un… extraterrestre? Pilleschi Venceslao non ha nessun documento con sé e il suo nome non risulta da nessuna parte: in nessun atto o documento, in nessun certificato dell’anagrafe. Di sicuro c’è solo questo: qualcosa non quadra assolutamente col candido sconosciuto che, in un fulgido giorno d’estate, è apparso di colpo nella vita di Hermann Schmidt, di cui diventa amico e al quale ruberà il grande amore della vita.