Ye–hee!

23 aprile 2015

Ottimo ritmo: dopo i primi tre “quartini”, è uscito Villa Dolcemorte (che segue, curiosamente, il racconto lungo intitolato Hotel Biancaneve, che è stato il numero 3 della Collana unQuartino: dopo l’hotel dunque la villa…) ed è uscito anche il terzo volume (molto “pesante” dal punto di vista del materiale che contiene: tante narrazioni) della trilogia dal titolo Antologia sborror.

I prezzi come al solito assolutamente irrisori. E comunque, secondo accordi presi con la Amazon, parte dei “proventi” andranno in beneficenza (‘Medici senza frontiere’ e altre organizzazioni umanitarie).

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 Eccolo !   La Skuro Connection procede abbastanza speditamente con la pubblicazione degli eBook (per Kindle) dei racconti di franc’O’brain

Il contenuto di

Antologia sborror vol. 2

(V.M. 18):

Fausta
I corvi bianchi
Hotel Biancaneve
La grande ora di Amok
Arachnolove
Le Gioconde di Gesù
Il colpo mancante
Fulvia
Ogni volta che la pubblicità
Steroid Killer
L’ultimo consulto
Spooky
Pholcus Phalangioides

                                                                                Pag. 666  (Note)

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In tutto sono in programma tre raccolte “sborror” ((C) franc’O’brain). Questa è la seconda, come sempre piena di elementi mortiferi che però non esaltano una presunta tanatofilia dell’autore, quanto il suo attaccamento alla vita. Suo e… dei suoi personaggi.

Come il primo, anche quello attuale è un tomo abbastanza corposo (135 pagg.), pieno di “storie” raccapriccianti, sanguinose… ma anche di casi umani – stravaganti, bizzarri, splatter, tutti all’ombra dell’Orrido, dello Spaventevole.

Di seguito, una recensione dal web:

… La verità è che in Italia, dagli Anni Settanta, non è cambiato proprio nulla. Se un tizio di allora tornasse a sfogliare i giornali e a seguire la televisione solo oggi, dopo trentacinque-quarant’anni, troverebbe nomi nuovi ma, essenzialmente, gli stessi problemi: disoccupazione inarrestabile, lentezza esasperante del mostro burocratico, ricchi ladri e tantissimi poveracci che si fanno la guerra tra di loro.

Meglio dunque prendersi una pausa dai quesiti attuali (verrà Berlusconi finalmente interdetto? il governo Letta si inchinerà al diktat dell’Europa o cercherà di risolvere i veri bisogni del Paese?…), che del resto servono soltanto ad avvelenarci maggiormente la vita; meglio spegnere la TV, chiudere  per un po’ le infide finestre d’informazione e leggere qualche buon libro. Anzi: qualche buon e-book.

La Skuro Connection ha realizzato per Kindle un’Antologia Sborror (per ora due volumi; ma in programma ce n’è un altro) che, in nuce, contiene tutti i vizi (delitti efferati ed eros; thanatos e follia quotidiana…) che sorprende per qualità di scrittura e per grado di entertainment. La parola “sborror” (TM) (marchio registrato!) è un’invenzione dell’autore di queste storie, franc’O’brain,  che con tale termine designa lo stile delle sue narrazioni.

Divertitevi! Divertiamoci! Rilassiamoci!

Chi ha seguito la mia attività di scrittore, avrà notato che ho sospeso (momentaneamente?) la pubblicazione di testi horror. Il motivo è che nella vita di ciascuno di noi irrompono periodi contrassegnati dall’orrore: quello autentico, che quasi sempre ha la facoltà di lasciarci senza parole o, se si vuole, di essiccare l’inchiostro della nostra penna. La morte violenta e improvvisa di uno dei nostri cari, l’aver accettato un lavoro umile e duro che avrebbe dovuto essere uno stratagemma di sopravvivenza e invece assomiglia sempre più all’Highway to Hell, il dolore immenso e assoluto del nostro compagno (della nostra compagna), accompagnato dai segni della vecchiaia precoce sul suo volto e nel suo spirito, lo stato d’animo abbattuto e sfiduciato di nostri amici e conoscenti che hanno avuto il coraggio di aprire una qualche attività che avrebbe dovuto renderli liberi e che ha finito per tradirli, scavando profonde rughe sulle loro facce una volta sorridenti… Tutto questo, sì, porta orrore, è orrore, e viene da alzare i pugni al cielo e inveire contro gli dèi e urlare: “In culo anche la Letteratura!”. Ogni tanto si intravede un raggio di sole e intuiamo: “Non bisogna abbandonare le speranze, non devo dire di no alla vita“. Perché forse – forse –  le cose si aggiusteranno, le nubi si diraderanno – o, come cantavano i Dire Straits: “There should be sunshine after the rain”. Intanto però il danno è fatto, la ferita sanguina, gli occhi sono tirati in giù, la schiena è spezzata e chissà se riusciremo di nuovo a chinarci per raccogliere i fazzolettini di carta inzuppati di lacrime che segnano il cammino di chi ci precede. E’ questo l’orrore vero: non la vita ma la sua assenza; questa non-vita con la brutalità dei suoi artigli e delle sue zanne. Quando impareremo a scrivere di tutto ciò, quando saremo capaci di esprimere il velenoso miscuglio di pazzia socialmente organizzata e di atavici mostri che albergano nella nostra stessa ombra, quando riusciremo a fronteggiare l’imprevisto, a sopportare la sofferenza nostra e altrui, ad accettare il lato più oscuro e probabilmente ineluttabile dell’umana esistenza, saremo finalmente scrittori e uomini; più grandi e più autentici di qualsiasi autore di horror e generi limitrofi.